giovedì 24 gennaio 2013

La non violenza nella società della sovrabbondanza

Ed eccoci di nuovo qua, mi scuso vivamente per la mia assenza, ma un po' per lo studio, un po' per mancanza di voglia mi sono completamente dimenticato del blog. Comunque, non ci sono grandi novità dalle quercette, le infanti hanno perso le foglie (calvizie precoce!) e devo ancora mettere le foto dei nuovi vasi inghiandati. Ad ogni modo non è questo ciò di cui voglio parlare oggi, anzi diciamo che voglio lasciar parlare un brano tratto dal libro La Fine è il mio Inizio di Tiziano Terzani che penso valga la pena di leggere, in quanto insegna molto. Il testo è in forma dialogica in quanto sono sono le trascrizioni dei discorsi tra Tiziano ed il figlio Folco prima della morte del padre.

Si sta parlando della non violenza gandhiana.

Folco: La sua è una non violenza estremamente attiva. Va capito che non 
è il non agire, non è il non fare la guerra. E’ il fare qualcos'altro. 
E’ una forma attiva di digiuno, di non partecipazione, di rinuncia a 
quello che gli altri hanno da offrire al fine di indebolirti. Non puoi 
combattere il sistema degli altri e allo stesso tempo comprare le loro cose.

Tiziano: Esattamente. Questa storia della non violenza è così mal capita 
ancora oggi. I non violenti sono quelli che si fanno tirare le pacchine. 
Ma per essere non violenti occorre una formazione più difficile che per 
diventare paracadutisti, ed è quello che ancora oggi non si riesce a 
dare. Ti ho raccontato la storia di Halal Khan che aveva messo in piedi 
un esercito di centomila guerrieri armati di bastoni?

Folco: Non violenti?

Tiziano: Non violenti. Quando arrivavano gli altri, mettevano i bastoni 
per terra e si facevano picchiare. Però, che esempio morale! Ma vedi, 
non si insegna questo, non se ne parla. Le scuole non fanno che la 
storia degli eroi e dei conquistatori. Alessandro Magno: “magno” perché 
ha massacrato migliaia di persone nell’Asia centrale? Forse era anche 
uno simpatico ai suoi tempi, giovane, conquista il mondo. Ma conquistare 
cosa vuol dire? Vuol dire uccidere, prendere la roba degli altri.
Tutto questo dovrebbe essere messo in discussione. L’educazione dovrebbe 
cominciare con l’insegnare il valore della non violenza, che ha a che 
fare poi con tutto: con l’essere vegetariani, col rispettare il mondo, 
col pensare che questa terra non te l’han data a te, che è di tutti e tu 
non puoi impunemente metterti a tagliare e a fare buchi.. Il guaio è, 
secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l’uomo senza 
neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità 
che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c’è 
nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella 
della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la 
televisione e guadagni libertà.
Libertà. Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere non siamo mai stati
così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare,
di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra quaranta mila automobili,
fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più la libertà di essere chi sei. 
Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è 
facile, crea conflitti. Quanta gente viene riggettata dal sistema, viene 
emarginata perché non rientra nel modello? E San Francesco? E tutti gli 
altri? Tutti matti perché non andavano a fare quello che bisognava fare 
a quei tempi? No, no diversi! Persone che con la loro diversità hanno 
indicato che un modo di essere diversi è possibile. Pensa a San 
Francesco, sarà stato simpatico ai suoi tempi?
E' questa benedetta storia della libertà! Noi oggi ce la siamo ridotta 
immensamente, tanto che finiamo per vivere solo ai margini della nostra 
libertà a causa di tutto ciò che è automatico nel nostro modo di 
pensare, di reagire, di fare le cose. Questa è la grande tragedia. E le 
scuole oggi non sono fatte per insegnare ai ragazzi a pensare, sono 
fatte per insegnare ai ragazzi a sopravvivere, per insegnar loro cose 
con cui poi trovano un posto in banca. Equando ne esci sei condizionato. 
Ripeti dei modelli prestabiliti. Non è che molto facilmente ti inventi 
qualcosa. L'uomo ormai è succube dell'economia. Tutta la sua vita è determinata
dall'economia. [...]
Occorrono nuovi modelli di sviluppo. Non solo crescita, ma parsimonia. 
Vedi, Folco, io dico che bisogna liberarsi dei desideri. Ma proprio per 
il perverso sistema del consumismo la nostra vita è tutta centrata su 
giochi, sport, mangiare, piaceri. Il problema è uscire da questo circolo 
vizioso: una cosa dopo l'altra dopo l'altra. Porca miseria, questo ti 
impone dei comportamenti che sono assolutamente assurdi. Tu non vuoi 
certe cose ma il sistema del consumismo ti convince, ti seduce a 
volerle. Tutta la tua vita dipende da quel meccanismo. Se invece cominci 
a non parteciparvi resistendo, digiunando, allora è come se usassi la 
non violenza contro la violenza. La violenza che ci fa alla fine? Mica 
te la possono cacciare in gola, la roba!


Allego anche un paio di video per capire la grandiosità del personaggio, per chi non lo conoscesse.




2 commenti:

  1. Un post stupendo!
    Ogni volta che vedo o leggo qualcosa su Terzani mi rendo sempre più conto della sua grandezza!
    Condivido al 100%!
    A presto :)

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